Quattro chiacchiere con… Roberto Cappanera

Quattro chiacchiere con… Roberto Cappanera

Nel panorama della mediazione creditizia, la capacità di interpretare i numeri e usarli come base di confronto con l’imprenditore fa davvero la differenza. Il credito diventa sempre più uno strumento strategico, da gestire con metodo e da inserire consapevolmente nella programmazione aziendale, e sempre meno una soluzione d’emergenza.

Abbiamo intervistato Roberto Cappanera, una figura chiave all’interno di Euroansa, che da sette anni mette a disposizione le sue competenze nel settore corporate, maturate in oltre venticinque anni di carriera. Il suo percorso professionale inizia nel 2001 in una società di consulenza aziendale, per poi proseguire come responsabile dell’area crediti di due primari confidi. 

Successivamente sceglie la libera professione, avviando uno studio insieme alla moglie, Marinella Calandrino, e ricoprendo sempre più spesso il ruolo di controller o direttore finanziario esterno per le imprese. La profonda conoscenza delle logiche alla base dei rating bancari gli consente di accompagnare gli imprenditori in un percorso di crescita dell’affidabilità creditizia della propria azienda. 

Accanto alla consulenza diretta in materia di credito per investimenti o per il riequilibrio finanziario, Roberto Cappanera è impegnato anche nella formazione interna di Euroansa, un ruolo che vive con forte senso di responsabilità e che considera fondamentale per contribuire allo sviluppo del comparto corporate, su cui la società sta investendo in modo significativo.

Il panorama del credito aziendale è cambiato profondamente negli ultimi anni. Dal tuo punto di vista, quali impatti ha avuto sulle PMI italiane e quali cambiamenti richiede?

Superata la fase più critica della pandemia, durante la quale lo Stato ha introdotto misure e garanzie straordinarie per evitare il collasso del sistema economico, progressivamente il credito alle imprese è diventato più selettivo e ragionato. Oggi le banche non si limitano più a osservare fatturato, margini economici, qualità della governance o garanzie offerte, ma pongono un’attenzione specifica sulla capacità dell’azienda di generare cassa e di far fronte agli impegni finanziari nel tempo.

Questo anche perché l’aumento dei costi e l’instabilità dei mercati rendono più facile entrare rapidamente in fasi di tensione finanziaria, persino partendo da situazioni sane. Il rischio è particolarmente elevato per le imprese che lavorano con incassi lunghi o all’interno di filiere complesse. A ciò si aggiungono fattori come i ritardi nei pagamenti, le improvvise contrazioni della domanda legate a eventi geopolitici e le forti oscillazioni dei costi delle materie prime, che incidono in modo diretto sugli equilibri finanziari.

Molte imprese si rivolgono al credito solo in fase di emergenza. Nella tua esperienza, quanti imprenditori pianificano gli investimenti a medio-lungo termine all’interno di una programmazione finanziaria strutturata? E come li aiuti a trasformare un’idea di sviluppo in un progetto finanziabile e sostenibile?

Considerando le dimensioni medie delle aziende che compongono il nostro tessuto imprenditoriale, è piuttosto raro trovare al loro interno un’area Amministrazione e Finanza strutturata. Questo avviene soprattutto per l’impossibilità di sostenere costi fissi elevati. Tuttavia, posso dire che un numero crescente di imprenditori ha compreso l’importanza di affidarsi a professionalità esterne che li affianchino in modo continuativo.

Sempre più spesso costruiamo insieme modelli di budget di tesoreria personalizzati, strumenti fondamentali per conoscere in tempo reale il fabbisogno di liquidità nel breve e nel medio periodo, modelli che vanno aggiornati con costanza. 

In questo senso, il ruolo del consulente è centrale. Possiamo mettere a disposizione delle imprese gli strumenti finanziari più adatti a sostenere una crescita equilibrata, valutando di volta in volta la coerenza tra le scelte operative quotidiane dell’imprenditore e la reale consistenza dei flussi di cassa futuri.

Quando si parla di nuovi investimenti, il punto di partenza resta sempre il business plan, che deve essere costruito con e per l’imprenditore, prima ancora che per i finanziatori esterni. È fondamentale lavorare su più scenari, almeno tre, dal migliore al peggiore, e tradurre tutto in numeri. In questo modo, le decisioni vengono prese in modo razionale e consapevole, evitando quanto più possibile approcci emotivi.

Oltre alla consulenza diretta, ti occupi anche della formazione aziendale per i colleghi di Euroansa. Quali competenze ritieni oggi imprescindibili per un consulente del credito che voglia dialogare efficacemente con le imprese? E su quali cardini si basa il tuo percorso formativo?

In un contesto in cui il credito è diventato più selettivo e le variabili da gestire sono aumentate, il consulente del credito deve possedere solide competenze di analisi economico-finanziaria. Ma questo, da solo, non basta. Serve anche un approccio flessibile e un metodo mai standardizzato, perché ogni impresa è diversa. Un artigiano evoluto, una PMI manifatturiera o un’azienda di servizi rispondono a logiche finanziarie profondamente differenti.

Innanzitutto, il consulente deve saper porre le domande giuste, per arrivare a strutturare il credito nel modo più corretto, scegliendo come e dove finanziare. Quando necessario, per esempio se un’operazione non sta in piedi o quando non si intravede una reale continuità prospettica dell’iniziativa, deve anche avere la capacità di dire no.

Da quando sono in Euroansa, ho assistito a un’evoluzione costante del ruolo del mediatore creditizio. Oggi viene richiesta sempre più spesso una consulenza di tipo continuativo, che in genere nasce dopo una prima operazione di finanziamento. In quella fase l’imprenditore percepisce il valore aggiunto dell’affiancamento di uno specialista che non solo lo rappresenta correttamente nei confronti della banca, ma lo aiuta anche a comprendere le logiche alla base delle valutazioni dell’istituto di credito. Questo si traduce in suggerimenti concreti sulla gestione quotidiana delle linee di credito bancarie e sulla rappresentazione dei dati contabili, con l’obiettivo di rendere i bilanci più leggibili e comunicativi. 

La consulenza continuativa può poi estendersi al monitoraggio della Centrale Rischi, all’analisi trimestrale degli estratti conto bancari, all’affiancamento del personale amministrativo e del commercialista nella fase di redazione del bilancio. Tutto questo per arricchirlo dei contenuti oggi richiesti dalle nuove logiche di valutazione del merito creditizio, come quelli legati ai temi ESG, sempre più importanti.

Il percorso formativo in Euroansa nasce proprio con l’obiettivo di trasferire queste competenze anche ai colleghi meno esperti e di accompagnarli in un percorso graduale di crescita. Un percorso che per me e per il collega Amedeo Simi, con cui ho il piacere di condividere questa responsabilità, è allo stesso tempo impegnativo e molto stimolante.

Autore: Marco Costa

Ufficio HR Euroansa

Biografia dell’autore

Marco Costa Ufficio HR Euroansa
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