Se la rete commerciale di Euroansa rappresenta le gambe che si muovono sul territorio, la sede centrale di Lucca ne è il cuore e il punto di coordinamento. In questo equilibrio si inserisce Elena Velani, figura della Segreteria Direzionale presente in azienda dal maggio 2021.

Il suo percorso racconta bene cosa significa lavorare dietro le quinte in una realtà strutturata come quella della mediazione creditizia. Nel tempo ha avuto modo di entrare in contatto con diversi reparti, costruendo una visione d’insieme che oggi le permette di muoversi con naturalezza tra esigenze diverse, linguaggi differenti e priorità spesso distanti tra loro.

Ma il suo lavoro non è solo un supporto logistico. Elena è l’anima operativa della comunicazione interna e si assicura che il flusso di informazioni verso la rete sia costante, etico e trasparente. 

Abbiamo incontrato Elena per farci raccontare la sua evoluzione professionale e l’importanza di far sentire ogni collaboratore parte di un unico, grande progetto.

Elena, il tuo percorso in Euroansa è iniziato nel 2021 e ti ha portata a conoscere svariati settori aziendali prima di approdare alla Segreteria Direzionale. In che modo questa «visione d’insieme» che hai maturato sul campo influenza il tuo modo di lavorare oggi?

Entrare in Euroansa nel 2021 e avere la possibilità di vedere da vicino realtà così diverse è stato un grande vantaggio. All’inizio non era così evidente ma col tempo ho capito che ogni esperienza mi lasciava qualcosa. Un linguaggio, una logica, un modo di ragionare sui problemi, magari.

Oggi, quando devo fare da collegamento tra la direzione e i vari reparti, questa esperienza mi aiuta molto. So già come «parla» ciascuno di loro, quali sono le priorità e le sensibilità di chi sta dall’altra parte. Il mio ruolo è difficile da definire in modo preciso… e forse è proprio questo che lo rende stimolante. Nella stessa giornata posso trovarmi ad aiutare un collega con un problema tecnico e, poco dopo, essere immersa in una problematica direzionale che richiede un livello diverso di concentrazione e responsabilità.

Ho sempre avuto bisogno di capire come funzionano le cose, non solo di eseguirle. Non mi basta sapere cosa fare, voglio capire perché. Comprendere i meccanismi dietro ogni processo, ogni strumento, ogni dinamica mi aiuta a lavorare meglio ed essere più utile agli altri. Credo che questa curiosità, unita alla visione d’insieme costruita sul campo, mi abbia permesso di essere un riferimento concreto per chi mi sta intorno. La visione d’insieme non è qualcosa che si studia. Si vive. E io ho avuto la fortuna di viverla davvero.

Oggi ti occupi di processi estremamente delicati, come la gestione della firma digitale e le comunicazioni ufficiali verso una rete di oltre 900 collaboratori. Qual è il segreto per far sì che la sede centrale venga percepita non solo come un centro di controllo ma come una risorsa che facilita il lavoro quotidiano della rete?

Cerco sempre di semplificare. È questo il punto. Quando lavoro su un processo, soprattutto se è legato a strumenti tecnologici come la firma digitale, provo a mettermi nei panni di chi lo deve usare. Cosa serve davvero al consulente? Dove potrebbe bloccarsi?

Se riesco a prevedere queste difficoltà, tutto diventa più semplice. Non ho una formula magica, è più un’attenzione quotidiana a non dare nulla per scontato, mantenendo un dialogo aperto non solo con i collaboratori sul territorio, ma anche con i colleghi della sede centrale di Lucca. L’obiettivo è trasformare la burocrazia in un flusso di lavoro fluido.

Oltre alla professionalità e ai processi strutturati, Euroansa è fatta di legami e momenti condivisi. Qual è il ricordo più bello o il momento più emozionante che porti nel cuore da quando lavori in sede centrale?

Ripensandoci, i momenti più importanti non sono quelli più formali ma quelli più intensi dal punto di vista del lavoro. Io li chiamo «i momenti di trincea», periodi in cui le scadenze si sovrappongono e il back office gira a pieno regime. 

In quelle situazioni, invece di chiudersi ognuno nel proprio angolo, è successo il contrario e ci siamo supportate di più. C’è una solidarietà che nasce solo lavorando fianco a fianco quando la situazione è impegnativa. Quello che si crea non è solo un legame professionale, è qualcosa di più profondo. Quelle giornate mi hanno insegnato che il valore di un team non si misura quando tutto va bene, ma quando serve aiutarsi per superare un ostacolo.