Educazione finanziaria e scelte consapevoli: quando capire fa la differenza

Educazione finanziaria e scelte consapevoli: quando capire fa la differenza

Il 24 gennaio di ogni anno si celebra la Giornata Internazionale dell’Educazione, istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per ricordare che l’istruzione è un diritto fondamentale e uno dei pilastri su cui si fondano lo sviluppo economico, la coesione sociale e la qualità della democrazia. 

Negli ultimi anni questo messaggio ha assunto una connotazione sempre più importante. Viviamo infatti una fase storica segnata da trasformazioni rapide, incertezza economica, digitalizzazione pervasiva e decisioni sempre più complesse che ricadono direttamente sulla vita delle persone.

Nel dibattito internazionale promosso dalle Nazioni Unite, l’educazione è sempre più intesa come sviluppo di competenze trasversali, dallo spirito critico alla capacità di interpretare le informazioni, passando per la comprensione dei meccanismi economici e sociali e per l’autonomia nelle scelte. In questo senso, educazione civica, educazione digitale ed educazione finanziaria diventano dimensioni complementari della cittadinanza moderna.

Tra le competenze oggi più fragili emerge con forza quella finanziaria. L’economia entra quotidianamente nelle case attraverso bollette, mutui, prestiti, strumenti digitali, pagamenti online e decisioni che producono effetti di lungo periodo. Saper valutare una notizia, comprendere le conseguenze di una scelta economica, riconoscere un messaggio fuorviante o pianificare il proprio futuro sono abilità che incidono direttamente sulla qualità della vita e sulla tenuta del tessuto sociale. Eppure, molti cittadini si trovano a compiere queste scelte senza disporre di strumenti adeguati.

Secondo l’Edufin Index 2025, il livello di competenza finanziaria in Italia si attesta a un punteggio di 56 su 100, al di sotto della soglia di sufficienza. Il dato più critico emerge dall’ultima rilevazione OCSE, con i giovani italiani che si collocano al 36° posto su 39 Paesi monitorati. In altre parole, quasi un quindicenne su cinque è privo delle competenze minime per gestire il denaro nella vita quotidiana. I dati diffusi dalla Banca d’Italia evidenziano inoltre che circa il 28% di chi ha un finanziamento attivo non è in grado di valutare correttamente l’incidenza degli interessi, aumentando il rischio di sovraindebitamento e riducendo la capacità di pianificazione a lungo termine.

Dunque, una quota significativa della popolazione adulta non padroneggia concetti fondamentali come tasso di interesse, inflazione, rischio o costo complessivo di un finanziamento.

Un dato particolarmente indicativo riguarda proprio il significato del prestito. Un concetto che potrebbe sembrare banale, ma che mette in difficoltà molte persone. Una larga parte degli italiani fatica a valutare l’impatto reale di un finanziamento sul proprio bilancio nel tempo, confondendo l’importo della rata con il costo complessivo del debito e sottovalutando durata e condizioni contrattuali. Questa fragilità emerge soprattutto nei momenti di difficoltà economica, quando le decisioni vengono prese sotto pressione e sulla base di informazioni parziali.

Il basso livello di educazione finanziaria produce conseguenze concrete. Tra queste, maggiore esposizione al sovraindebitamento, difficoltà nel pianificare il futuro, minore capacità di affrontare gli imprevisti, aumento delle disuguaglianze. Si tratta di un ritardo culturale che non riguarda solo le fasce più fragili, ma attraversa generazioni e livelli di istruzione, segnalando un problema strutturale del Paese.

È anche per questo che l’introduzione dell’educazione finanziaria nei percorsi scolastici rappresenta una svolta culturale. Con la legge n. 21 del 2024, nota come «Legge Capitali», l’educazione finanziaria è entrata in modo strutturale nei programmi scolastici, all’interno dell’educazione civica. La scuola prova così ad assumere un ruolo strategico, offrendo a tutti gli studenti, fin dall’inizio del loro percorso, strumenti per comprendere il funzionamento dell’economia quotidiana, riducendo il peso del contesto familiare di partenza e rafforzando l’autonomia delle future generazioni.

Educare fin da giovani al valore del risparmio, alla gestione delle risorse e alla valutazione delle scelte economiche significa prevenire fragilità future. Vuol dire anche rafforzare lo spirito critico e la capacità di scelta consapevole, elementi essenziali di una cittadinanza attiva e responsabile.

Chi comprende davvero le proprie scelte economiche è più autonomo, più sicuro, più capace di pianificare il futuro e di affrontare le difficoltà senza subirle passivamente.

Euroansa dedica da sempre un’attenzione particolare al tema dell’educazione finanziaria. Focalizzarsi su di essa significa contribuire a costruire un rapporto più maturo e responsabile tra cittadini e sistema economico, riducendo le asimmetrie informative e favorendo scelte sostenibili nel tempo. Significa mettere al centro le persone, i loro obiettivi di vita e la loro reale capacità di comprendere le decisioni che incidono sul proprio futuro.

La Giornata Internazionale dell’Educazione ci ricorda che non esiste vera libertà senza conoscenza. In un mondo sempre più complesso, educare significa dare alle persone gli strumenti per capire, valutare e decidere. Rafforzare l’educazione, in senso ampio e quella finanziaria in particolare, è una delle sfide più rilevanti per il futuro del Paese. Da qui passa la possibilità di costruire una società più consapevole, inclusiva e capace di affrontare con responsabilità le trasformazioni in atto.

Autore: Riccardo Tripepi

Avvocato e giornalista

Biografia dell’autore

Riccardo Tripepi Avvocato e Giornalista

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