La rata del mutuo può restare la stessa, ma a fine mese ci si può trovare ugualmente in difficoltà. Novembre, mese dell’educazione finanziaria, è un buon momento per riprendere in mano bollette, spese annuali e quota di risparmio.
Ipotizziamo che una famiglia riuscisse a mettere da parte 200 euro al mese e poi, quasi improvvisamente, si accorga di riuscire ad accantonarne soltanto 80. Lo stipendio non è cambiato, la rata del mutuo nemmeno, e in casa nessuno ricorda una spesa fuori dall’ordinario. Significa che i 120 euro mancanti se ne sono andati pochi euro alla volta, tra la bolletta della luce, i pieni per andare al lavoro e gli scontrini del supermercato. Nessuno di questi aumenti, preso da solo, si fa notare. Ci si accorge del totale il giorno in cui si prova a spostare sul conto di risparmio la cifra di sempre.
Novembre è il mese dell’educazione finanziaria promosso dal Comitato Edufin e può essere l’occasione per cominciare a guardare al bilancio familiare con occhi più consapevoli.
Cosa è successo a ottobre tra decisioni Bce e dati Istat
Il 29 ottobre la Banca centrale europea ha lasciato invariati i tre tassi di riferimento, con quello sui depositi al 2,50%. Nella stessa giornata Christine Lagarde ha annunciato che lascerà la presidenza il 7 febbraio 2027, con quasi nove mesi di anticipo. Il nome del successore si conoscerà nelle prossime settimane, ma intanto il Consiglio direttivo non esclude un rialzo già a dicembre se l’energia dovesse continuare a spingere i prezzi. Per chi sta valutando un mutuo, fisso o variabile, è un motivo in più per non dare per scontato l’andamento dei tassi nel 2027.
Il giorno dopo l’Istat ha diffuso la stima preliminare di ottobre: prezzi al consumo in aumento del 5,4% su base annua, contro il 4,2% di settembre. A trainare la crescita è stata soprattutto l’energia, ma anche il carrello della spesa è passato dall’1,5% al 2,5%. Il dato definitivo arriverà a metà novembre e potrà essere leggermente corretto.
Nei bilanci familiari queste notizie arrivano con tempi diversi. L’aumento della benzina si paga al pieno successivo. Un movimento dei tassi di mercato tocca la rata di un mutuo variabile solo alla data di revisione fissata dal contratto. E l’inflazione non pesa su tutti allo stesso modo. Chi fa sessanta chilometri al giorno per andare in ufficio la sente subito al distributore. Chi lavora sotto casa ma vive in un appartamento freddo se ne accorgerà con la prima bolletta d’inverno.
Il mutuo quando crescono le altre spese
Con un mutuo a tasso fisso la rata è quella del piano di ammortamento e non cambia. Cambia quello che rimane in cassa dopo averla pagata. Con l’inflazione al 5,4%, lo stesso stipendio compra meno di un anno fa. Nella famiglia dell’esempio, scendere da 200 a 80 euro di risparmio al mese significa avere meno margine se si rompe l’auto o arriva una spesa medica non prevista.
Con un mutuo a tasso variabile bisogna guardare anche al contratto, che indica il parametro di riferimento (di solito l’Euribor), lo spread applicato dalla banca e ogni quanto il tasso viene aggiornato. L’Euribor si muove anche tra una riunione della Bce e l’altra, quindi conviene segnarsi la prossima data di revisione. Si può anche chiedere alla banca una simulazione della rata con un tasso più alto di un quarto di punto, per sapere in anticipo quanto peserebbe un eventuale rialzo. Se ci sono anche un finanziamento per l’auto o altri prestiti, nel bilancio va messa la somma di tutte le rate mensili, non solo quella del mutuo.
Rifare i conti, voce per voce
Si può partire dagli estratti conto degli ultimi tre mesi. Per luce e gas serve anche la bolletta dello stesso periodo dell’anno scorso. Confrontando consumi e prezzo unitario si vede se in casa si è consumato di più o se è aumentato il costo dell’energia. Poi ci sono le spese che arrivano una o due volte l’anno, come il bollo auto, la Tari o le tasse scolastiche, e che vanno ripartite sui dodici mesi. Ad esempio, un’assicurazione auto da 600 euro pesa 50 euro al mese anche se si paga in un’unica soluzione.
Fatto questo, si capisce che fine abbiano fatto quei 120 euro mancanti a bilancio. Se dipendono da una spesa occasionale, dal mese successivo il risparmio può tornare al livello di prima. Se, invece, si tratta di rincari stabili, a fine anno mancheranno 1.440 euro. Chi sta mettendo da parte l’anticipo per una casa può ricalcolare quando ci arriverà e valutare se ritoccare la quota mensile. Chi pensa a un nuovo finanziamento può rivedere la rata che riesce a sostenere senza rinunciare al cuscinetto per gli imprevisti.
Sono gli stessi numeri da portare all’incontro con un consulente del credito Euroansa in modo che emerga chiaramente a quanto ammontino le spese di tutti i giorni, quali scadenze siano in arrivo nei prossimi mesi e quanto si voglia, o si debba, mettere da parte. Con questo quadro e un monitoraggio continua, insieme al confronto con consulenti esperti, può guidare le famiglie verso le decisioni migliori e adeguate alla propria situazione patrimoniale.




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